University of Pennsylvania

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Carteggio intercorso tra Ferrante Gorian e Ian L. Mc Harg, chairman di landscape architecture alla University of Pennsylvania, Filadelfia. Ian L. Mc Harg fu autore di un fondamentale testo per l’architettura del paesaggio moderno: “Design with nature”.

University of Pennsylvania

Nella rivista “LANDSCAPE” del marzo 1958, a cui Ferrante Gorian era abbonato, viene pubblicato un articolo di Ian Mc.  Harg, architetto con cui Gorian era in contatto.

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Nella raccolta della rivista “Landscape Architecture” custodita nell’archivio Gorian, è pubblicato nel gennaio 1967 un articolo di Ian Mc Harg.

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Sempre in “Landscape Architecture” dell’aprile 1967 altro interessantissimo articolo di Ian Mc Harg.

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IFLA – 28 giugno 1954

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Queste due lettere spedite dall’ IFLA, la prima da Bruxelles nel 1954, la seconda da Parigi nel 1960, indicano Ferrante Gorian come presidente dell’IFLA in Uruguay.

IFLA

Tra le riviste in possesso di Ferrante Gorian negli anni trascorsi in Uruguay figura una raccolta di “LANDSCAPE” pubblicata da IFLA. Nel numero di settembre del 1957 appare, tra gli altri rappresentanti internazionali, il nome di Ferrante Gorian, come rappresentante dell’Uruguay.

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Storia del florovivaismo a Gorizia

La giornalista Liubina Debeni Soravito è un’appassionata studiosa della storia del florovivaismo a Gorizia. In questo articolo, che ci ha gentilmente fatto avere, scopriamo come mai nostro padre sia stato battezzato con lo strano nome di Ferrante: la profonda amicizia che legava Antonio Ferrant a Raimondo Gorian, padre di Ferrante.

Storia del florovivaismo a Gorizia

Aggiungiamo il documento di nascita di Ferrante Gorian

Documento di nascita Ferrante

Manutenzione degli alberi e Relativa Chirurgia di Karl Pessler

Nel giugno 1974 viene pubblicato nella rivista tedesca “Garten und Landschaft” un articolo sulla manutenzione degli alberi e relativa chirurgia. Ferrante Gorian traduce l’articolo, ma non completamente.

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A seguire la traduzione:

“MANUTENZIONE DEGLI ALBERI E RELATIVA CHIRURGIA” di KARL PESSLER

 Titolo originale “Baumpflege – Baumchirurgie”

Da “Garten und Landschaft” giugno 1974. Traduzione dal tedesco di Ferrante Gorian

 

Manutenzione e chirurgia degli alberi sono purtroppo ancora i grandi assenti nel vasto repertorio di cura del nostro patrimonio verde che, specialmente nelle nostre città, non può essere sostituito a capriccio e illimitatamente.

E’ pur vero che si è sì cominciato a riconoscere il grande significato proprio degli alberi più vetusti, per l’ambiente cittadino e che nel frattempo si sono rafforzati i sistemi per rilevare il puro costo materiale delle specie arboree. Ma non ci si è ancora imposti sufficientemente per mantenere con le dovute cure questi valori in una conveniente relazione ed arrivare ad una maggiore longevità (degli alberi).

Nel futuro sarà importante non solo provvedere in maniera specializzata alla conservazione di alcuni alberi, per es. quelli considerati monumenti naturali, ma si dovrà includere tutto il valore degli alberi vetusti e curarli in modo che venga assicurata la stabilità – e perciò la sicurezza per il traffico – possibilmente a tutti gli alberi.

Terapia e chirurgia degli alberi non costituiscono ormai alcun segreto, ma unicamente nient’altro che la prosecuzione sviluppata della già nota “manutenzione degli alberi”, come è stata applicata sistematicamente nell’antichità (si pensi solo per un momento agli antichi olivi e olivagni dell’area del Mediterraneo). Però i metodi di lavoro, le attrezzature ed i mezzi cicatrizzanti hanno visto da allora grandi evoluzioni.

 

TRATTAMENTO DEI DANNI ALLE RADICI

Nei lavori sui cantieri di costruzione vengono spesso “toccati ” alberi provocando danni alle loro radici, danni che sono di grande portata: infatti l’albero vede compromessa la sua stabilità e perde i suoi trasportatori di alimenti. Le radici danneggiate cominciano inoltre ad alterarsi ed a marcire talmente che la stabilità e le funzioni vitali vengono ulteriormente ridotte.

Come provvedimento si liberano le estremità delle radici (lesionate) scavando a mano e scalzando.

Se i danni sono stati provocati da lavori a mano, è sufficiente di norma liberare la radice per un 15 cm all’interno della zolla. Se il danno è stato provocato dalle scavatrici allora bisogna mettere a nudo la radice per un tratto di almeno 40-50 cm perché essa è stata certamente schiacciata nel punto di maggior pressione sulla terra. Le estremità così messe a nudo vanno recise fino ad incontrare la corteccia radicale completamente integra adoperando per lo scopo soltanto arnesi affilatissimi (sega o coltello). Gli arnesi che ammaccano (forbici) sono da prescrivere.

Le superfici oggetto di taglio, a seconda della grandezza (fino ad un diametro di 3 cm) vengono trattate con un mezzo attivante la crescita o con un cicatrizzante vegetale. Per il riempimento delle buche si deve fare attenzione a non usare macchine. Nell’ambito delle radici trattate dovrebbe essere apportato soltanto ottimo terriccio.

In caso di perdita notevole di radici deve aver luogo una congrua potatura dell’albero per adeguare la diminuita attività del complesso radicale alla superficie di assimilazione del fogliame.

 

TRATTAMENTO DEI DANNI ALLA CORTECCIA E DELLE SUPERFICI FERITE

Chi osserva in modo speciale gli alberi delle strade vedrà che i tessuti e le cortecce vengono danneggiate sempre più di frequente. Indipendentemente dalla loro dimensione, questi danni non rappresentano da principio alcun pericolo per la stabilità, ma possono, se trascurati, diventare pericolosi focolai d’infezione fungina e di marcescenze. In questo caso l’area ferita o danneggiata deve essere ampliata in tal maniera che i bordi arrivino opportunamente ai tessuti cribrosi. Affinché non rimangano delle cellule lacerate, i bordi della ferita devono essere recisi subito con un coltello affilato e poi tagliati ancora e immediatamente spalmati con una sostanza per otturare ferite.

In caso di ferite più importanti si deve operare per sezioni. L’alburno danneggiato va tolto ed il restante levigato. Di norma il materiale otturante può essere applicato subito. Ma se la ferita è di più antica data si raccomanda di impregnare l’alburno (con disinfettante) prima di chiudere la ferita. Questa chiusura deve essere effettuata non prima della tarda estate.

 

TRATTAMENTO DELLE ZONE NECROTICHE E DELLE PUTREFAZIONI

Queste ferite hanno diverse origini: dal taglio dei rami marci al diradamento della ramaglia. Come regola, alla base di tutto c’è l’incompetenza nel trattamento delle ferite e dato che queste appaiono innocue, non vengono considerate con la necessaria attenzione. Ma esse sono sempre più importanti e più profonde che in apparenza.

I fori o buchi di marcescenza in generale non devono essere aperti ma incavati con lo scalpello, finché dopo l’asportazione di tutto il legno marcio o attaccato dai funghi non si scopre una base completamente sana. L’alburno trattato previamente dev’essere imbevuto con un disinfettante anticrittogamico e subito rivestito con sostanza resistente alle intemperie.

Una piombatura del foro dovrebbe essere assolutamente evitata perché essa sarebbe sicuramente punto di partenza per un rinnovato attacco di funghi. Invece bisogna provvedere per un continuo drenaggio dell’acqua, da ottenere con la trapanazione e successivo incastro di una cannuccia. Successivamente la cavità potrebbe essere riempita, senza dannose conseguenze, con ghiaino di fiume lavato, pezzatura 90 mm.

Devono essere messi a nudo i focolai di marciume più profondi. Dopo che tutto il legno marcio o attaccato dai funghi è stato tolto a colpi di scalpello o con altro arnese e dopo che l’alburno è stato trattato con un anticrittogamico e spalmato con materiale resistente alle intemperie, si raccomanda anche di incorporare delle sbarre filettate nelle ferite più importanti per il rafforzamento e per chiudere di nuovo il circuito interrotto della forza anulare del legno. Soltanto con queste sbarre si può raggiungere una certa stabilità ed evitare una fenditura. Di norma queste chiavarde vanno incastrate trasversalmente al buco della ferita. L’inserimento va sempre regolato secondo il tipo e la gravitò della lesione.

Con questi trattamenti viene fatto un ponte per la chirurgia degli alberi; qui scorrono i limiti.

 

TAGLIO E CURA DELLA CHIOMA

Questi lavori sono le misure più vistose del curatore di alberi, ma è qui che vengono commessi gli errori ed i peccati più grandi. In tutto il Paese ci sono alberi compromessi da potature sbagliate. Finora la potatura degli alberi costituiva l’alfa e l’omega sebbene non esistessero validi motivi per giustificarla; infatti con la potatura si eliminavano sì alcune deficienze ma non le relative cause. La potatura utilizzata finora è stata uguale per lo più a: amputazione o a capitozzatura. Vale a dire gli alberi attaccati venivano spogliati delle loro caratteristiche e della loro funzione.

Tali potature non hanno raggiunto lo scopo a cui miravano, ma hanno collocato la prima pietra per il collasso prematuro dell’albero.

Gli assalti sono a volte così forsennati che le lesioni provocate non possono più guarire. Le superfici di taglio marciscono. I monconi dei rami si seccano per scarsa alimentazione ed anche l’apparato radicale riceve danni perché non gli viene più messo a disposizione sufficiente materia d’assimilazione.

Altro danno è che la nuova vegetazione viene su a scopa e più tardi forma degli spuntoni incontrollati.

In breve tempo la chioma raggiunge il volume come prima del taglio: si può però purtroppo notare che i germogli o succhioni sono soggetti fortemente a schiantarsi perché la loro base è sempre più debole.

È perciò concesso potare soltanto nei seguenti casi:

  1. per diradamento: a richiesta dei vicini, per improrogabile necessità di togliere l’eccessiva ombra. Ovvero per l’ottenimento del necessario profilo di una strada.
  2. per alleggerimento e sicurezza: con alberi imponenti e anziani.
  3. occasioni speciali: in caso di perdita di radici e per misure di fitochirurgia.

Fondamentalmente si dovrebbe potare in modo che il relativo albero non debba subire danni. Si debbono eliminare tutti i rami già morti, attaccati da muffe e quelli in soprannumero. La chioma va schiarita e diradata, ma deve rimanere compatta affinché non si creino corridoi di vento.

Se si raccorcia la chioma e si potano i rami si deve badare che nessun moncone rimanga senza cura. Bisogna eseguire Il taglio in modo tale che la sua superficie stia sulla corrente della linfa cioè che sia alimentato dal richiamo di un ramo più alto o più avanzato. Potrà così cicatrizzarsi meglio.

Tutti i tagli più grossi di 3 cm di diametro devono essere spalmati subito con una sostanza cicatrizzante. Nei tagli molto grossi, specialmente dove vengono impiegate seghe a motore, la corteccia va curata col falcetto.

………………..

 

 

 

 

 

 

Raccolta dei libri di Ferrante Gorian.

In questo articolo sono elencati i testi collocati nello studio di Ferrante Gorian.

Oltre a suddetti volumi fanno parte dell’archivio anche trenta annate della rivista tedesca “Garten und Landschaft”.

autore titolo casa editrice anno
Goethe, J.W. Von Teoria de los colores Editorial Poseidon, BA 1945
AA.VV. Gärten in Basel 1980
AA.VV. Baudetails in Gärten und Anlagen Callwey 1966
AA.VV. Trädgårds konst Bokförlaget natur och kultur 1948
AAVV. Schulen im Grün Callwey 1956
Agostoni F., Marinoni C.M. Manuale di progettazione di spazi verdi Zanichelli 1987
Allinger G. Der deutsche Garten Bruckmann 1950
Ass. senza fine di lucro Espaces verts et art des jardins Gand 1960
Bailey L.H. The standard cyclopedia of horticulture (3 voll.) McMillan 1942
Bardi P.M. I giardini tropicali di Burle Marx Görlich 1964
Baroni E. Guida botanica d’Italia Cappelli 1932
Baumann R. Begrünte architektur Callwey 1983
Beaudenau J. Harmonie des couleurs Dunod 1951
Biesalski E. Pflanzenfarben Atlas Musterschmidt 1957
Boeminghaus D. Mauern und Wege Callwey 1982
Borsetta F. Segreti delle Erbe presso l’Autore 1953
Bridgeman P.H. Manuale di chirurgia degli alberi Edagricole 1977
Brooks J. Giardini di campagna Giorgio Mondadori 1987
Bruno G. Il Veneto Biblos 1987
Clark K. Il paesaggio nell’arte Garzanti 1962
Coats Grandi giardini del mondo Mondadori 1963
Conti M. La sistemazione e lo scolo delle acque nei terreni in collina Biblioteca agraria Ottavi-Casale 1911
Cravino, A. I sempreverdi Biblioteca agraria Ottavi-Casale 1912
Crowe S. The Landscape of roads Architectural Press 1960
Dami L. Il Giardino Italiano Bestetti e Tumminelli 1924
de Serdakowska S Jardins suspendus de Semiramis Librairie Encyclopedique 1965
Decaisne et Naudine Manuel de l’amateur des jardins, 4 voll Librairie de Firmin Didot Frères ?
Ferrari P. Alberature stradali Società italiana arti grafiche 1938
Ferrari P. Lineamenti della viabilità Tip. Leonardo da Vinci 1940
Fertimont Atlante illustrato delle carenze Fertimont 1986
Figini L. L’elemento “verde” e l’abitazione Editoriale Domus 1950
Foerster K. Vom blütengarten der zukunft Verlag der Gartenschönheit 1924
Foerster K. Blauer Schatz der Garten Berlag 1941
Galliazzo V. Il vaso da fiori Zogalia 1989
Gaucher N. Die deredelungen der Baume und Straucher Parey 1909
Ghisleni. Maffioli Il verde nella città di Torino Stamperia Artistica Nazionale
Girardi, Del Lungo Le piante acquatiche Hoepli 1930
Goidànich G. Atlante delle avversità degli alberi ornamentali Edagricole 1986
Graf A.B. Exotica, 2 voll. Series 4 Roehrs 1985
Greiner J. Grün anlagen Veb 1966
Grönland D., Bümpler T. Vilmorin’s illustrierte Blumengärtnerei Bempel&Paven 1873
Grub H. Grün zwischen Häusern Callwey 1984
Hallmann H.W., Rohn H.W., Lingnau G. Bauen mit Holz in Park und Garten Callwey 1984
Hancock R. When I make a garden Peter Garnett 1950
Hansen R./Stahl F. Bäume und Sträucher im Garten Ulmer 1976
Harbers G. Der Wohngarten Callwey 1937
Hoffmann H. Garten und Haus Julius Hoffmann 1939
House and Gardens Book of Gardens Simon and Schuster 1955
IFLA LI Landscape towards 2000 Conservation or Desolation 1979
Jäger H. Gartenkunst und Gärten Parey 1888
Johnson H. Gli Alberi Arnoldo Mondadori 1973
Kassler E. Modern gardens and the landscape MOMA 1984
Krüssmann G. Die Baumschule=Lexikon Parey 1964
Lange T.  Allgemeines Gartenbuch, 2 voll. Otto Spamer Leipzig 1911
Lombardo A. Flora arbórea y arborescente del Uruguay Laboratorios Gallien 1946
Maniero F. Restauro conservativo di parchi e giardini storici L’informatore agrario 1990
Matteini M. Pietro Porcinai Et 1991
Mattern H. Die Wohnlandschaft Gerd Hatje 1950
Mazzotti G. Ville Venete Carlo Bestetti 1963
McDonald S.B. Color chart Wilcox & Follet 1949
Meyer H. Der Traum vom Garten am Heim Ulmer 1962
Meyer-Ries Gartentechnik und Gartenkunst Heinrich Killinger ?
Montin G. Casa Sbarra – Un sogno rinascimentale Vianello 1990
Naito A. KATSURA – Un ermitage princier Office du Livre 1978
Neubert W. Deutches Magazin fur Garten und Blumenfunden (4 voll.) Berlag 1866
Neutra R. Mensch und Wohnen Alexander Koch 1956
Niccoli V. -Fanti A. Prontuario dell’agricoltore Hoepli 1928
Notiziario AIAP Pietro Porcinai 1986
Notiziario AIAP ll futuro del paesaggio 1993
Notiziario AIAP L’architettura del paesaggio: il futuro della professione in Italia e nella Comunità Europea 1992
Paulhans Peters Blumenfenster Callwey 1961
Peothig K., Schneider C. Hausgartentechnik Verlag der Gartenschönheit 1929
Ponti I., Laffi F., Pollini A. Avversità delle piante ornamentali L’informatore agrario 1987
Pratt R. Gardens in color Garden City 1944
Pucci A. Dizionario generale di floricultura 2nda edizione Hoepli 1915
Rapparini G. I diserbanti L’informatore agrario 1986
Rigotti G. Urbanistica Utet 1947
Rose G. Il giardino a bassa manutenzione Centro Botanico 1983
Rümpler T. Illustriertes Gartenbau Parey 1902
Scasso J.A. Espacios verdes Atlantida-Zabala 1941
Schiechtl H.M. Bioingegneria forestale Castaldi Feltre 1991
Schinz M. Giardini di sogno Giorgio Mondadori 1985
Schmidt O. und G. Gehölzschönheiten im wechsel der Jahreszeiten 1963
Schubert M. Das vollkommene Blumenfenster BLV 1959
Schwagenscheidt W. Die Nordweststadt Karl Kraemer 1964
Seifert A. Italienische Gärten Callwey 1950
Shepheard P. Grüne Architektur Ullstein 1959
Silva E. Dell’arte dei giardini inglesi Dalla stamperia e fonderia al genio tipografico
Squire D. Rosso e rosa Oscar Illustrati Mondadori 1988
Squire D. Blu e porpora Oscar Illustrati Mondadori 1988
Squire D. Il giardino profumato Oscar Illustrati Mondadori 1988
Squire D. Oro e giallo Oscar Illustrati Mondadori 1988
Stevenson V. Flower decoration for the home Collingridge 1950
Taylor C.C. The modern garden Country Life 1951
TCI La Flora TCI 1958
Thomas R. Brunnen im Garten Callwey 1984
Timm J. & Co. Baumschulen Catalogo piante in tedesco 1962
Tuckermann W.P. Die Gartenkunst Parey 1884
Tunnard C. Gardens in the modern landscape The architectural Press 1950
Underwood Crockett J. I grandi alberi Arnoldo Mondadori 1980
Underwood Crockett J. I cespugli da fiore Arnoldo Mondadori 1980
v.Hentig W-U., Noack D. Pflanzen und Fenster Parey 1964
Vagliasindi, Masera Piante da fiori e da ornamento UTET 1924
Valentien O. Gärten Wasmuth 1954
Valentien O. Zeitgemässe Wohn-Gärten Bruckmann 1952
Valentien O. Garten Wasmuth 1938
AA.VV. Das Ideale Heim (2 voll.) Mensile svizzero 1948 1949
AA.VV. Zodiac 6 Edizioni di Comunità 1960
AA.VV. Architecture des jardines – Programme Institut Athenaeum Lausanne 1956

Ricorrenza del ventennale della morte di Ferrante Gorian

Il 9 dicembre ricorre il ventennale della morte di Ferrante Gorian.

Il gruppo GIARDINI STORICI ITALIANI in Facebook pubblica questo articolo :

 

Ricorre quest’anno il ventesimo anniversario della morte di Ferrante Gorian, architetto paesaggista formatosi alla scuola di Pietro Porcinai negli anni ’30 a Firenze.

Ci furono parecchi tentativi di collaborazione tra questi due grandi rappresentanti del paesaggismo italiano, ma essendo entrambi poco inclini al dialogo e soprattutto perché Gorian dopo la guerra emigrò in Uruguay, essi non ebbero alcuna significativa valenza.

Entrambi attirati dall’architettura di tipo anglosassone, in Gorian prevalsero gli aspetti naturalistici; questi si travasarono nella progettazione di centinaia e centinaia di progetti caratterizzati dall’utilizzo di specie arboree dalla conformazione non “rigida” e molto romantica, grandi spazi erbosi, linee armoniche e mai geometriche privilegiando, quando possibile, alberi ed arbusti caratteristici dell’ambiente cui erano destinati, in questo precorrendo di alcune decine di anni quelli che sono attualmente alcune delle direttive più applicate tra i professionisti del settore.

In Uruguay Gorian ebbe l’opportunità di entrare in contatto con alcuni straordinari ed universali architetti paesaggisti brasiliani, tra cui il più noto è stato Burle Marx. L’esperienza sudamericana durò 13 anni, dopodiché rientrò in Italia, stabilendosi a Treviso ma trovando sbocco professionale – soprattutto negli anni ‘60 e ‘70 – in Friuli nella sua natìa Gorizia, dove collaborò per molti anni con l’amministrazione comunale e dove progettò molto anche per il privato.

Gorian era molto appassionato della sua professione e auspicava sempre che oltre alla progettazione il committente gli affidasse anche la direzione lavori, in quanto riteneva questa seconda fase assolutamente rilevante per la corretta applicazione della sua progettazione.

Molto amico dei vivaisti locali, conosceva di ognuno di essi la potenziale presenza di esemplari e soggetti arborei dalle forme originali (che con attenzione selezionava e “prenotava”) da impiegare nella sua progettazione e che utilizzava per la successiva realizzazione delle sue opere.

Sono molti oggi i giardini che testimoniano l’arte dell’architetto Gorian, soprattutto di privati e in Veneto; gli anni trascorsi dal loro impianto, se è stato mantenuto lo stile originario, mostrano la capacità di “vedere lontano” del progettista che ha saputo prevedere lo sviluppo di incantevoli aree verdi. Grazie alla disponibilità di molti tra gli attuali proprietari, tanti giardini sono visitabili.

http://www.ferrantegorian.com